domenica 14 giugno 2009

Silone: uomo dalla doppia vita? - Wikipedia

Silone: uomo dalla doppia vita?
Nel 2000 gli storici Mauro Canali e Dario Biocca, alla luce di documentazione ritrovata negli archivi fascisti, hanno sostenuto la tesi di una attività spionistica di Silone a favore della polizia politica fascista e ai danni del Partito comunista, di cui Silone era un autorevole dirigente. L'immagine che prende forma è quella di un Ignazio Silone dalla doppia personalità: una di militante e dirigente comunista di spicco, l'altra di utilissimo collaboratore della polizia fascista. Secondo i due storici, tale ambiguità, mantenuta per tutto il corso degli anni '20, avrebbe finito con il travolgere psicologicamente lo scrittore verso l'inizio degli anni '30, provocando una profonda depressione ed una crisi di coscienza (dovuta anche alla morte del fratello nelle carceri fasciste) che l'avrebbe convinto a lasciare sia il partito sia la sua attività di spionaggio, per dedicarsi completamente alla letteratura.

La versione della "doppiezza" di Silone è stata oggetto di un acceso dibattito storiografico e mediatico, contestata soprattutto dallo storico Giuseppe Tamburrano che ha sostenuto l'innocenza di Silone. In realtà Tamburrano sostiene che contatti tra Silone e la polizia fascista vi furono, che Silone li stabilì per accorrere in aiuto del fratello Romolo allora in galera, e che tuttavia non fornì alla polizia fascista alcuna notizia utile. Nel corso del 2001 è stata effettuata una perizia calligrafica di parte sulla documentazione di cui sopra, commissionata dalla Fondazione Nenni. I risultati sono stati esposti presso la Fondazione Pietro Nenni di Roma e scagionano Silone. Inoltre la ricerca degli storici Canali e Biocca era principalmente basata sull'assunto secondo cui Silone avrebbe operato sotto il numero di copertura 73 e con lo pseudonimo di "Silvestri". La sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato si limitava a dichiarare che né Silone né "Silvestri" appaiono nell'agenda personale del capo della polizia fascista relativa agli informatori depositata all'Archivio Centrale dello Stato. Occorre tuttavia precisare che l'agenda delle spie a cui faceva riferimento la Sovrintendente è quella che venne aggiornata nel 1938, cioè si tratta di una agenda da cui erano stati espunti tutti i nomi delle spie che avevano interrotto il rapporto con la polizia politica fascista prima di quella data. Silone aveva interrotto il rapporto nel 1930 e quindi non poteva apparire sull'agenda di Bocchini del 1938, come infatti non vi appaiono i nomi di tutti quegli informatori che avevano cessato di servire la polizia politica prima del 1938. Occorre infine precisare che, come risulta tra le carte dell'Alto Commissario per le sanzioni dei reati fascisti, versate qualche anno fa all'Archivio Centrale dello Stato, il magistrato straordinario, impegnato a identificare le spie che avevano servito il regime fascista, pur non riuscendolo a identificare, stabilì che il fiduciario fascista che operava dietro il numero di codice 73, e che aveva interrotto i rapporti con la polizia nell'aprile del 1930, aveva usato lo pseudonimo "Silvestri", lo stesso usato da Silone, e lo stesso con cui Silone aveva firmato la lettera dell'aprile 1930, giacente in forma autografa negli archivi fascisti, diretta alla polizia politica, con cui dichiarava la sua intenzione di interrompere il rapporto fiduciario. Cioè lo stesso Silone rivelava con questa lettera di usare nella sua attività delatoria il codice convenzionale di "Silvestri". Lo stesso Tamburrano non ha potuto negare l'autenticità della firma e l'auto-attribuzione da parte di Silone dello pseudonimo "Silvestri". È significativo segnalare che Indro Montanelli, sulla presunta colpevolezza di Silone, dichiarò: "Non ci crederei […] nemmeno se venisse Silone a confermarmelo".

Gli argomenti addotti a favore della tesi colpevolista sono: a) nell'agenda del Capo della Polizia Bocchini manca il nome di Silone perchè quell'agenda fu aggiornata nel 1938 e Silone non poteva esserci incluso avendo cessato di cooalborare con l'OVRA nel 1930; b) nell'elenco redatto dall'Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo vi è un n.73 riferito a Silvestri con l'annotazione "non è identificabile in quanto l'unico fascicolo relativo consta di due fogli" e aggiunge che l'anno è il 1929 e quel Silvestri opera a Roma;

Sulla lettera a) nell'agenda Bocchini del 1938 vi sono anche nomi di agenti cessati, ma non vi è Silone, è inconcepibile che l'OVRA distrugga i fascicoli di agenti che non collaborano più: semmai li archivia. Ma di Silone non vi è traccia in nessun archivio nemmeno in quelli conservati presso la Questura di Roma; Sulla lettera b) L'alto Commissariato non identifica il Silvestri del n.73 mancando elementi probanti. Ma è da escludere che si tratti di Silone il quale nel 1929 non operava a Roma. Che Silone nel suo rapporto con Bellone abbia preso o ricevuto il pseudonimo Silvestri è certo. Ma questo non significa niente perchè quando dopo l'arresto del fratello scrive a Bellone, automaticamente, per prassi, prende uno pseudonimo. Vuol dire che tra il 1928 e il 1930 Silone ha collaborato con l'OVRA? L'OVRA ci da la riposta. In un rapporto a Mussolini del 12 ottobre 1937 scive che dopo l'arresto del fratello: "diede a vedere di essersi pentito del suo atteggiamento antifascista e tentò qualche riavvicinamento con le Autorità italiane mandando disinteressatamente informazioni generiche circa l'attivita di fuoriusciti. Ciò fece nell'intento di giovare al fratello" Se lo dice l'OVRA!

La lettera autografa firmata Silvestri e attribuibile a Silone è "diretta non alla polizia politica", ma a Bellone ed è personale: "caro amico"...

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