di Andrea Fabozzi - ROMA
C'era una volta il 1984 Il ricordo di Berlinguer e di un Pci che vinceva
Undici milioni di voti allora, dieci milioni adesso ma divisi per tre liste. Giugno 1984: le elezioni europee dello storico sorpasso del Pci sulla Dc. Un 33,3% figlio delle commozione per la morte, pochi giorni prima, di Enrico Berlinguer. Ricordato ieri a Roma a 25 anni esatti dalla scomparsa da una sinistra sotto botta per il risultato elettorale. Serata in qualche modo autorganizzata, promossa da una serie di militanti romani del partito democratico tutti di area ex diessina. Per una piazza Farnese mezza piena di dirigenti e iscritti del Pd, ma solo quelli con un passato comunista, e rappresentanti di Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra e Libertà. Messi insieme, nell'urna del 7 giugno fanno un abbondante 35% che però significa 21 eurodeputati per il Pd (nel 1984 per il Pci furono 27) e zero per le due formazioni di sinistra, rimaste sotto la soglia di sbarramento. In piazza nessun ex popolare di quelli che adesso stanno nel Pd, tipo il segretario del partito Dario Franceschini che pure recentemente ha riposizionato Berlinguer nel Pantheon del partito correggendo le dimenticanze di Veltroni.
Silenzioso ma presente Massimo D'Alema, arrivato in piazza con la moglie Linda Giuva e la figlia di Berlinguer, Bianca. L'intervento finale era prenotato e riservato da Piero Fassino che, come si fa in questi casi, ha insistito sull'attualità della politica di Berlinguer: l'austerità, la sostenibilità, il governo mondiale. Purtroppo tra i commossi partecipanti alla serata qualcuno ricorda il libro che Fassino ha scritto nel 2003, quando era segretario dei Ds, nel quale sosteneva che «la sfida di Craxi e Martelli per la modernizzazione» colse «i comunisti impreparati» perché il Pci di Berlinguer vide «nei cambiamenti un'insidia, anziché un'opportunità» e si chiuse «in un atteggiamento difensivo che ne ridurrà influenza e credibilità politica». Qualcuno ricorda e qualcuno, quindi, contesta Fassino, che si arrabbia: «Ma leggetelo bene quel libro».
Per il resto ricordi affettuosi. Marisa Cinciari Rodano, moglie di quel Franco che fu il primo consigliere di Berlinguer ai tempi del compromesso storico. Luciana Castellina che da Berlinguer segretario fu radiata dal Pci insieme al gruppo del manifesto e ora dice che «fu una radiazione bellissima perché le nostre posizioni furono prese sul serio e discusse, oggi non è più radiato nessuno perché di quello che uno pensa nei partiti non frega più nulla». In piazza mischiati nella folla Adalberto Minucci che fu uno degli uomini più vicini a Berlinguer e negli anni della sua segreteria diresse Rinascita e l'ex sindaco di Torino Diego Novelli. E anche Vezio, il barista di Botteghe Oscure quando c'erano le Botteghe Oscure, che a Berlinguer serviva il the corretto al Glen Grant. Tanti applausi a Giovanni Berlinguer, fratello di Enrico, che conclude il suo intervento sostenendo che la sinistra per venire fuori da «questa orrenda situazione» avrebbe bisogno di «meno leader e più militanti». Applausi anche dai tanti leader ed ex leader presenti: Goffredo Bettini, Massimo Brutti, Vasco Errani, Cesare Salvi, Luciano Violante, Gianni Cuperlo. Leader forse ancora no, ma fresco di elezione al parlamento europeo ha il suo spazio per l'intervento anche David Sassoli che ne approfitta per far notare la coincidenza dell'anniversario della morte di Berlinguer «con la formazione oggi dell'alleanza tra socialisti e democratici nel parlamento di Strasburgo». Più che un momento storico, un the caldo per il Pd.
via ilmanifesto.it
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